Anni ’70 – Terzo millennio – Evoluzione delle Comunità

Il ‘68 e le sue conseguenze, gli anni ‘70 e la militanza politica che sfocia negli anni di piombo e il terrorismo, e quanto rimane delle comunità militanti oggi, nel terzo millennio; ciò è stato l’oggetto di un incontro che si è svolto sabato 19 marzo al Palazzo della Provincia di Catanzaro.

 

 

L’evento, che ha voluto ricordare il militante e cantautore di destra Massimo Morsello, è stato organizzato dal Movimento “AlPoCat” e presentato da Paolo Avellone, vice-presidente del sodalizio organizzatore. L’introduzione di Danilo Romeo del “Fronte della Gioventù” è stata la sua testimonianza sull’essere militanti politici dai primi anni 2000, in un contesto completamente diverso dagli anni settanta.

Il tema dell’incontro è stato affrontato da Vittorio Gigliotti, Presidente di Cantiere Laboratorio, che partendo dall’influenza della “Scuola di Francoforte”, si è soffermato sulla “rivoluzione culturale del ‘68 come fase di un processo plurisecolare di attacco all’uomo nella sua interiorità e di sovvertimento dell’ordine naturale, che ha messo in discussione il modo d’essere di una società e le sue istituzioni tradizionali.Infatti il ‘68 predica l’esaltazione e la diffusione della droga, del libero amore, dell’omosessualità, della pornografia, l’abbattimento della famiglia tradizionale. Appare ben presto chiaro che il movimento studentesco, guidato e manipolato da una piccola avanguardia di “rivoluzionari di professione”, non voleva nessuna riforma scolastica o universitaria, ma solo abbattere lo Stato secondo una visione marxista-leninista della storia e della società divisa in classi. E’ dalle assemblee studentesche e dai comitati unitari di base che gli abili agitatori fabbricano gli schemi ideologici e producono i miti che devono giustificare il loro agire. Se il bene è costituito dalla pace, dalla democrazia, dal socialismo e dalla rivoluzione mentre il male dal fascismo, dalla reazione e dall’imperialismo. Etichettare un individuo con uno di questi ultimi aggettivi significa isolarlo, privarlo della libertà di parola ed in seguito della vita. Così “uccidere un fascista non è reato” diventa la verità prodotta ed alla quale tutti si devono conformare. Nascono le Brigate Rosse, i vari gruppi terroristici di sinistra. Cadono per primi sotto i colpi delle loro armi e delle loro spranghe militanti del Movimento Sociale Italiano e della destra giovanile, e cadono a decine. Dalla reazione a questo clima e a questa guerra nascono i vari gruppi della galassia cosiddetta dell’estrema destra che, pur presentandosi come anticomunista, antiegualitaria, antidemocratica, e seppur abbia come riferimento storico il fascismo e il nazionalsocialismo, più come tipo umano che come ideologia, vari ed a volte contraddittori sono i suoi riferimenti. Va dal tradizionalismo pagano di Julius Evola, al tradizionalismo orientale di René Guénon, al Superomismo di F.Nietzsche, al Sindacalismo di G. Sorel, al Peronismo di J.Peron, allo Spiritualismo Politico del Cristiano Ortodosso Rumeno CorneliuZeleaCodreanu”.

Una scia di morti e di macerie fu la conseguenza di quegli anni che dal ‘68 portarono al terrorismo.Seguirono gli anni del riflusso, del disimpegno politico e del rifugio nel privato, ma molto cambiò nella cultura, nella mentalità e nei costumi.

 “Il nuovo potere - diceva profeticamente Pasolini, nel 1973 - non vuole che l’uomo sia un buon cittadino, un buon soldato, un uomo onesto, previdente, non lo vuole tradizionalista e nemmeno religioso.Al posto del vecchio tipo d’uomo il nuovo potere vuole che esso sia semplicemente un consumatore […] mediante quel processo che si chiama “acculturazione”;cioè riducendo e appiattendo tutti gli altri valori e le altre culture non omogenee, ai modelli di una “cultura centrale” cioè di una cultura del potere. L’obbiettivo di questa cultura è di trasformare gli uomini in consumatori e conformisti”.

 

“Il mondo attuale è quanto mai frantumato – ha continuato Gigliotti -  ed i valori capovolti; di fronte a ciò, nessuna resa, nessun abbandono, nessuna fuga perché tutto dipende da noi se siamo capaci di riacquistare la consapevolezza della realtà e della nostra condizione umana. Se sappiamo restare in piedi tra i cocci e le macerie che ci sovrastano ed iniziare un’opera di ricostruzione di tutto quel che è stato distrutto. Dobbiamo riacquistare la mentalità del seminatore che semina ma che non sa se raccoglie ma che è consapevole che il seme ha bisogno di un palmo di terra per germogliare; dobbiamo imitare quegli uomini “sconosciuti” che lavorarono alla costruzione delle cattedrali, che non videro mai l’opera realizzata,ma seppero lasciarla ai posteri come il frutto di una comunità che seppe elevarsi a civiltà. Dobbiamo essere animati dal loro stesso sacrificio, senza l’egoismo, mettendo al giusto posto il denaro che insieme all’invidia porta in sé un’azione distruttiva e disgregatrice.”.

Scrivi commento

Commenti: 0
 Via Lungomare  88100 Catanzaro
Via Lungomare 88100 Catanzaro