Signoraggio bancario e sovranità monetaria: AlPoCat ricorda Auriti con un seminario

Una serata di riflessioni tra economia e società. L'associazione: «Con la cultura spezziamo le catene del pensiero unico»

Di chi è la moneta? Tenerla in tasca significa davvero possederla? Quali scenari si aprono per l’Italia nel contesto della moneta unica? A queste e a tante altre domande ha cercato di rispondere Sergio Basile, direttore editoriale di “Qui Europa” principale relatore di un seminario dedicato al signoraggio bancario organizzato da AlPoCat. L’evento, svoltosi ieri presso la sede del movimento in Vico I Scalfaro a Catanzaro, ha visto la partecipazione di una nutrita platea di giovani, accorsi in massa nonostante l’ora tarda e il richiamo calciofilo dei mondiali. Ad introdurre e moderare il dibattito ci ha pensato Domenico Barbaro, militante dell’Associazione, che ha tracciato un quadro delle attività svolte nel passato soffermandosi su alcune importanti battaglie: «Alternativa Popolare è attiva ormai da dieci anni – ha esordito Barbaro – e si è sempre dimostrata un vero baluardo contro le logiche del potere e del pensiero unico. Con orgoglio abbiamo lottato contro Safe City e lo spreco di denaro pubblico, abbiamo alzato la voce contro la morte del Centro Storico, ma siamo stati anche protagonisti di importanti momenti di solidarietà, come la raccolta di giocattoli per i bambini dell’orfanotrofio, e di cultura. Questo incontro è la prova che è possibile spezzare le catene del “one way of thinking” facendo controinformazione e controcultura». Al centro del dibattito è finito, come detto, uno dei temi più in voga nell’ultima tornata di elezioni europee: la sovranità monetaria degli stati. «Ne hanno parlato in molti – ha aggiunto Barbaro – da Marine Le Pen a Salvini passando per Grillo, ma nessuno ha fatto mai riferimento alle rivoluzionarie tesi del professor Auriti, pensatore scomodo per l’alta finanza al pari di Ezra Pound». A delineare questa illustre figura ci ha pensato Basile che ha iniziato il suo intervento portando all’attenzione dei presenti la più famosa massima auritiana: «”Una volta stampata, la moneta è del popolo”» come a dire: la banca non può avanzare alcuna pretesa di possesso né imporre alcun giogo ai cittadini. «La realtà, però, è anni luce distante da questa visione delle cose – ha proseguito il direttore di “Qui Europa” – Le banche ci prestano moneta e lucrano su di essa attraverso il signoraggio, aumentando così il debito e schiacciando gli stati nazionali. Ogni banconota stampata – ha spiegato Basile - viene emessa a debito per lo stato che per ripagarla dovrà richiedere una nuova stampa aumentando in maniera esponenziale e mai correggibile il suo disavanzo». Un panorama cupo, dunque, compreso da Auriti già nel passato: «Dopo aver denunciato il ministro dell’economia Ciampi e i vertici della Banca d’Italia, il professore diede vita al SIMEC, un esperimento poi bloccato dalla finanza e mirato a riaffermare la vera valenza della moneta contro la sua idolatria e l’usura legalizzata delle banche. La moneta, infatti, non nasce come elemento di dominio ma come elemento di carità, lo dice il Vecchio Testamento, ed è la sua distorsione, la sua elevazione al rango di divinità che ha cambiato la società in peggio aprendo le porte ai tristi scenari attuali». L’accenno alle tesi auritiane ha dato il là ad una più profonda e ampia critica nei confronti della società moderna, accusata da Basile di essere schiava dell’economia: «La globalizzazione genera mostri ed è sbagliato dire che la politica dovrebbe essere riposta al centro di tutto; in quella posizione, ora più che mai, va posto l’uomo e i politici dovrebbero smetterla di vestire i panni dei "camerieri dei banchieri" come diceva Pound». La dimensione spirituale contro la volgarità dell’oro: è su questo campo che si svolgono quotidianamente le battaglie del mondo moderno. Rileggere Auriti può davvero offrire una soluzione.

 

FONTE:[catanzarolive.it]

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